Torino Ekstra Slava: tra luoghi nascosti, sapori e memoria
L’Europa dell’Est a Torino raccolta in una mappa collettiva
Ci sono dei giorni o delle occasioni che sembrano restituire il senso di quello che (almeno in parte) fai o cerchi di fare, in cui ti sembra di trovare la direzione del tuo agire, del tuo muoverti, del tuo pensare e immaginare.
A noi di Solo Cose Belle APS è successo spesso nell’ultimo anno e domenica 19 aprile 2026 è stata un’altra tappa all’interno di un percorso che inizia a prendere forma: la passeggiata Ekstra Slava, organizzata in sinergia con gli amici dell’associazione culturale italo-polacca Polski Kot, è stato il momento di chiusura (provvisoria) di un intenso e impegnativo lavoro lungo due mesi.
Attraverso una Open Call abbiamo raccolto, mappato e raccontato i luoghi delle culture slave e dell’Est Europa a Torino: ne è nato un itinerario collettivo in continuo aggiornamento e un percorso alla scoperta di spazi visibili e nascosti, attraverso storie, aneddoti, curiosità e memoria.
…non si conosce mai abbastanza un luogo, una città, un quartiere, una strada, una piazza.
Abbiamo in un certo senso avuto la conferma di un qualcosa di cui stiamo prendendo sempre più coscienza: non si conosce mai abbastanza un luogo, una città, un quartiere, una strada, una piazza. C’è sempre qualcosa che sfugge, che non sappiamo, che non riusciamo a cogliere, per fretta, distrazione, a volte noncuranza, nonostante in “quello” spazio ci siamo nati, lo abbiamo abitato, frequentato, attraversato. O forse quello stesso spazio racchiude troppe storie, memorie e tracce: per questo bisogna tornarci più volte, insieme a persone diverse e con sguardi e approcci differenti, per cercare di ricomporre tutti i pezzi del puzzle.

Così, partendo dalla ex sede “storica” di Polski Kot in via Massena, ci siamo diretti verso via Pietro Micca: al civico 22, all’interno della celebre Libreria Editrice Petrini, venne fondata nel gennaio del 1926 la Casa Editrice Slavia, la prima in Italia a occuparsi esclusivamente di letteratura russa e slava e a pubblicare nel nostro paese le opere di grandi autori come Dostoevskij, Gogol’, Puškin, Tolstoj, Turgenev, tradotte direttamente dall’originale in lingua russa e non da precedenti versioni francesi o tedesche.
Ci siamo quindi spostati nel Quadrilatero Romano, presso la parrocchia Greco-Ortodossa della Natività di San Giovanni Battista, chiesa barocca in via delle Orfane, per poi fermarci all’angolo tra via San Domenico e via Bellezia, nel giardino che dal gennaio 2015 è dedicato a Jan Palach, lo studente ceco che sacrificò la sua vita dandosi fuoco a Praga nel 1969 per protestare contro l’invasione sovietica.
La tappa successiva è stata in via Po 7, sede del Comitato di Accoglienza dei profughi jugoslavi di Torino, cuore delle iniziative di ospitalità e di assistenza che coinvolsero molti cittadini in attività di supporto alle popolazioni in fuga dalla guerra nei Balcani; siamo stati in via Accademia Albertina dove, quasi all’angolo con piazza Carlo Emanuele II, c’era la sede del Comitato Aiuti per la Polonia, tra il 1980 e il 1981 centro di smistamento di beni di prima necessità, medicinali, cibo e vestiti a sostegno di un popolo stremato dalla crisi economica e dalla repressione.


Abbiamo incontrato chi in pieno centro ha aperto un bar/ristorante che propone piatti tipici dell’Est Europa e chi, dopo un soggiorno in Repubblica Ceca ha deciso di portare a Torino non solo la cucina e la birra, ma anche un po’ dell’atmosfera di Praga.
Camminando, ascoltando, attraversando spazi e incontrando persone, anche questa volta abbiamo compreso diverse cose, anche se molto probabilmente non siamo riusciti a cogliere tutte le sfumature. Alcune inevitabilmente continuano a sfuggire, ormai lo abbiamo capito: a volte, per afferrare davvero il senso di un luogo è necessario tornarci.