I pezzi del puzzle si aggiungono uno a uno. Si affiancano, si incastrano e progressivamente danno forma a un disegno che all’inizio era solo un’idea. Il quadro si completa e quello che rimane in conclusione è un senso di pienezza e il pensiero che sì, forse e così che l’avevi immaginato all’inizio, quando tutto era solo un progetto, un foglio bianco sul quale cominciare a prendere appunti, progettare, immaginare.
È cominciato tutto con un invito degli amici di Kontiki Torino a organizzare una camminata urbana per festeggiare il terzo anniversario del loro spazio e per concludere “in movimento” Climax, il piccolo festival per la giustizia climatica e sociale, quattro giorni ricchi di incontri, talk, mostre, dibattiti e, perché no, momenti conviviali.
E allora succede che in una assolata domenica di metà giugno ci si ritrovi proprio al Kontiki per dare il via a una camminata che attraversi luoghi significativi della trasformazione urbana e indaghi il rapporto tra natura e spazio costruito, che incontri quartieri, aree fluviali e spazi di rigenerazione urbana per cercare di capire come la presenza del verde influenzi il nostro modo di percepire la città.
Siamo partiti dal cuore del quartiere Vanchiglietta, abbiamo percorso un tratto di Lungo Po Antonelli affiancati (e in fretta superati, certo) da runner e ciclisti, abbiamo cambiato sponda del fiume per far visita al Motovelodromo, conoscerne la storia e comprendere la sua relazione con il tessuto della città grazie all’intervento dell’architetto Giovanni Fenoglio, abbiamo visto Po e Dora incontrarsi nel Parco della Confluenza, costeggiato case popolari e ci siamo fermati a parlare con chi abita il quartiere, per farci raccontare come sia cambiata nel corso degli anni questa parte di città e cercare di capire di che cosa avrebbe bisogno adesso; abbiamo concluso il nostro cammino in corso Farini, esempio di come un’infrastruttura urbana possa attraverso un progetto di trasformazione essere restituito alla cittadinanza.



“Fare cose” insieme agli altri ci appaga, sembra riempire di senso il nostro percorso, la condivisione ci arricchisce: allora succede che come sempre quando camminiamo si unisca a noi per guidarci Elsa – Lost in Turin, per spiegarci quello che vediamo intorno a noi e incontriamo lungo il cammino; che si unisca al gruppo Francesca Melis per leggere brani di Calvino, Jane Jacobs, Thoreau, Perec e Virginia Woolf, per aiutarci a entrare in connessione con i luoghi che stiamo attraversando e comprendere la relazione tra città e natura; e può anche capitare che ci sia un tocco di internazionalità, perché grazie all’Università di Torino ricercatrici e ricercatori appena arrivati in città da diverse parti del mondo si sono uniti a noi in questa esplorazione.
Ma che ci venite a fare qui, in questo quartiere?
In conclusione allora torniamo al senso di quel che facciamo, alla spinta che ci fa muovere; è tutto nella domanda di chi ci ha visto camminare in gruppo in questa domenica di inizio estate, ci ha fermati e ci ha chiesto: “Ma che ci venite a fare qui, in questo quartiere?”. Risposta troppo facile per chi è in continua esplorazione, pieno soltanto di dubbi e di domande: “Siamo qui per parlare con voi, per sentirvi raccontare”.